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LA BOTTEGA

Il Modello Innovazione del Rinascimento

Nel suo articolo “Renaissance Florence Was a Better Model for Innovation than Silicon Valley Is” Eric Weiner riassume alcuni degli elementi che hanno permesso la creazione di un ecosistema preso tutt’oggi a modello. E’ fondamentale lavorare per ricreare queste stesse condizioni con il modello Guilds42 tenendo in considerazione questi fattori:

  1. Patrocinio del talento
  2. L’importanza dei Mentors
  3. Lavora sul potenziale
  4. Crisi generano opportunità
  5. Favorire la concorrenza
  6. Cambia, Ricerca e sintetizza idee

 

Il talento ha bisogno del patrocinio

I Medici, famiglia Fiorentina protagonista del periodo, erano leggendari talent scout (osservatori), sfruttando la loro ricchezza con generosità selettiva. Ciò era particolarmente vero per Lorenzo Medici, meglio noto come Lorenzo il Magnifico. Un giorno, mentre passeggiava per la città, un ragazzo di non più di 14 anni attirò la sua attenzione. Il ragazzo stava scolpendo un fauno, una figura della mitologia romana che è per metà uomo e per metà capra, e Lorenzo era stupito dal suo talento e dalla sua determinazione a "farlo bene". Ha invitato il giovane scalpellatore a vivere nella sua residenza, lavorando e imparando a fianco dei propri figli. È stato un investimento straordinario, ma ha dato buoni frutti. Il ragazzo era Michelangelo. I Medici non spendevano in modo frivolo, ma quando notarono il genio nel farsi, presero rischi calcolati e aprirono i loro portafogli.

Oggi, le città, le organizzazioni e le persone facoltose devono adottare un approccio simile, sponsorizzando nuovi talenti non come un atto di carità, ma come un investimento perspicace nel bene comune. Nulla di veramente innovativo può avvenire se non c’è qualcuno disposto a pagarlo; oggi come allora. Le Gilde stesse esistevano solo perché mecenati come Lorenzo Medici ci credevano, altrimenti anche il Verrocchio sarebbe rimasto solo un contadino con l’hobby del bricolage artistico.

I mentors contano

Nella cultura di oggi, tendiamo a valorizzare i giovani rispetto all'esperienza e abbiamo poca pazienza per i modelli di apprendimento antiquati. I giovani imprenditori ambiziosi vogliono abbattere l'ufficio d'angolo, non prendere lezioni dalle persone in esso. Tuttavia, l'esperienza degli innovatori nella Firenze rinascimentale suggerisce che si tratta di un errore. Alcuni dei più grandi nomi dell'arte e della letteratura pagavano volentieri le loro quote, studiando il loro mestiere ai piedi dei maestri. Leonardo da Vinci trascorse un intero decennio - considerevolmente più lungo del solito - apprendista in una bottega fiorentina, o laboratorio, gestito da un uomo di nome Andrea del Verrocchio. Un bravo artista, ma un uomo d'affari migliore, Verrocchio notò sicuramente il genio nascente nel giovane artista da una famiglia "illegittima", ma egli insistette nondimeno che Leonardo iniziasse sul gradino più basso come tutti gli altri, spazzando pavimenti e pulendo le gabbie di pollo. (Le uova erano usate per fare pittura a tempera prima dell'avvento dell'olio.) A poco a poco, Verrocchio attribuì lui una maggiore responsabilità, permettendogli perfino di dipingere parti delle proprie opere d'arte. Perché Leonardo è rimasto un apprendista per così tanto tempo? Avrebbe potuto facilmente trovare lavoro altrove, ma valutò chiaramente l'esperienza acquisita nel polveroso e caotico laboratorio.

Troppo spesso, i programmi di mentoring dei giorni nostri, pubblici o privati, lo sono solo a parole. Devono invece, come durante il tempo di Leonardo, comportare relazioni significative a lungo termine tra i mentori e i loro allievi.

Potenziale vs esperienza.

Quando Papa Giulio II stava decidendo chi dovesse dipingere il soffitto della Cappella Sistina, Michelangelo era tutt'altro che la scelta più ovvia. Grazie al mecenatismo mediceo, era diventato famoso come scultore a Roma e Firenze, ma la sua esperienza pittorica era limitata a piccoli pezzi - e poco in termini di affreschi. Tuttavia, il Papa credeva chiaramente che, quando si trattava di questo compito "impossibile", il talento e il potenziale contavano più dell'esperienza, e aveva ragione.

Pensa a quanto questa mentalità differisca da ciò che facciamo oggi. Normalmente assumiamo e assegniamo compiti importanti solo a quelle persone e aziende che in precedenza hanno svolto lavori simili in passato. Un approccio migliore potrebbe essere quello di prendere spunto da Giulio II e assegnare compiti difficili a quelli che, a prima vista non sembrano la soluzione migliore, ma che possono avere successo (spesso in un modo più innovativo) perché hanno dimostrato l'eccellenza magari in altri campi ed altre sfide.  

Dobbiamo tornare a scommettere su altri “dark horses” come Michelangelo; dobbiamo mettere di fronte ai nostri studenti delle sfide difficili che permetta al potenziale di emergere. È rischioso? Sì, ma il potenziale guadagno è enorme.

Il disastro crea opportunità

Firenze ci ricorda che anche eventi devastanti possono produrre benefici sorprendenti. Il Rinascimento della città è sbocciato solo pochi decenni dopo che la Morte Nera ha decimato la città, e in parte a causa di esso. Orribile com'era, la peste scosse il rigido ordine sociale, e quella nuova fluidità portò direttamente alla rivoluzione artistica e intellettuale. Allo stesso modo, Atene prosperò dopo essere stata saccheggiata dai Persiani. Un periodo di sconvolgimento precede quasi sempre un risveglio creativo. Gli innovatori devono interiorizzare questa lezione. Hanno bisogno di chiedersi continuamente: "Che cosa può venire da questo? Dov'è l'opportunità nascosta in mezzo all'angoscia? Basti pensare al tentativo di Detroit di ri-pensarsi in qualcosa di diverso da Motor City quando il lavoro nell'industria automobilistica è diminuito, o gli sforzi lenti ma costanti di New Orleans per ricostruire dopo l'uragano Katrina. Non mirare a ripristinare un glorioso - e probabilmente illusorio - passato. Invece, bisogna sfruttare la catastrofe per creare qualcosa di completamente nuovo.

I progressi dell’AI + biotecnologie renderanno superflui molti esseri umani, sia nell’economia, sia come componenti di quegli eserciti nazionali che assieme agli eserciti della produzione, hanno fatto da base per il moderno liberalismo dello stato nazionale. Tutti sanno che la Digital Transformation creerà conseguenze drammatiche per alcuni settori professionali: chi lavora in banca, nel settore assicurativo, immobiliare, grande distribuzione per esempio probabilmente è meglio che inizi a prepararsi per tempi duri. Contemporaneamente però fino al 2020 su 2,5 milioni di nuovi assunti previsti da Unioncamere più di 800mila saranno legati al digitale nel settore ICT.  In più̀ il digitale contribuirà̀ alla creazione di circa il 32% dei nuovi posti di lavoro fino al 2023. Crisi da una parte, opportunità dall’altra. Quello che la tecnologia non renderà superfluo sarà il pensiero “critico” degli esseri umani e il filtro umano derivante da ESPERIENZA e SENSIBILITÀ. Quale luogo migliore dove maturarlo che una bottega rinascimentale?

Abbraccia la concorrenza

La Firenze rinascimentale era piena di rivalità e faide. I due giganti dell'epoca, Leonardo e Michelangelo, non potevano sopportare l'un l'altro, ma forse è questo che li spinse entrambi a produrre un lavoro così raffinato. La decennale faida tra Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi ha avuto lo stesso effetto, così come tra Correggio e Parmigianino a Parma. Quando Brunelleschi non riuscì a conquistare la commissione per costruire le Porte del Paradiso a Firenze, si recò a Roma per studiare strutture antiche, come il Pantheon, quindi portò quelle lezioni a casa per costruire il simbolo della città, il Duomo. I fiorentini apprezzavano il valore della sana competizione. Sarebbe saggio fare lo stesso, riconoscendo che sia i "vincitori" che i "perdenti" ne beneficiano.

La concorrenza è una forza propulsiva se vissuta in maniera positiva, tra colleghi, nelle aule di una classe, per un cliente pagante. Inoltre in un mondo “oceano blu” basta guardare a come due grandi competitors come Amazon (Prime video) e Netflix hanno trovato modelli di collaborazione che riescono a beneficiare entrambi. Se lo fanno loro spiegatemi perché noi no?

Cambia, ricerca e sintetizza idee.

Firenze non era esattamente una democrazia, ma i suoi leader riconobbero l'importanza di iniettare visi e idee nuove, su base regolare. Ad esempio, lo statuto dell'Opera del Duomo, il comitato che sovrintendeva alla costruzione dell'ormai iconica cupola nel centro della città, richiedeva che il cambio di direzione avvenisse ogni pochi mesi, indipendentemente dal rendimento del gruppo. Sapevano che niente silura uno sforzo creativo tanto rapidamente e completamente quanto l'autocompiacimento. I fiorentini (e in particolare i Medici) hanno anche guardato alle diverse culture e al passato per l'ispirazione. Mandarono emissari in lungo e in largo alla ricerca di preziosi manoscritti antichi greci e romani. Questo non era un approccio a basso costo: un solo libro costava, in termini relativi, quanto un'auto oggi - quindi ogni acquisizione veniva attentamente ponderata, il suo valore potenziale considerato con pazienza. Hanno riconosciuto che l'innovazione comporta una sintesi di idee, alcune nuove, alcune prese in prestito e non c'è niente di sbagliato in questo.

Il Rinascimento insegna

Il Rinascimento ha rappresentato una discontinuità rispetto al passato, il Medio Evo, ed è stato un periodo di grandi sconvolgimenti, di profondi cambiamenti. Crediamo che l’attuale periodo sia analogo: la storia non fa salti, il nuovo convive con il vecchio per qualche tempo. il tempo necessario a far scomparire ciò che non funziona del passato e ad affermarsi di nuovi modelli.

Stiamo assistendo a una nuova era di Rinascimento in cui, negli ecosistemi dell’innovazione che stanno funzionando nel mondo, le aziende private locali si riuniscono al fine di migliorare la partecipazione civile e sostenere le istituzioni e le persone in progetti di sviluppo per un territorio specifico.

Nel suo libro "L’arte della Startup" Marco Bicocchi Pichi cita Benedetto Cotrugli, mercante e scrittore rinascimentale che nel 1458 conclude il manoscritto de l’Arte della Mercatura con alcuni spunti interessanti. Ne risulta che Cotrugli già a metà del 1400 non ha dubbi sul valore e la necessità della cultura per l’esercizio della professione del mercante “… dovendo infatti formare il mercante perfetto compiuto, mi è necessario porre ad esempio un uomo universale. Dotato di capacità tali da comprendere ogni genere di uomini e conversare con loro”.

Se immaginiamo di creare talenti digitali nel ventunesimo secolo comprendiamo che è ancora attuale e fondamentale intercettare rapidamente stimoli e adattare adeguatamente la propria progettualità “un mercante abile deve sapere cambiare o modificare al momento opportuno la propria attività, quando l’utile diminuisce perché vi si sono dedicati in molti”.

Innovare significa anticipare, per farlo occorre immergersi in un ambiente ricco di stimoli, di input nuovi, di confronto con realtà, settori industriali, tecnologie differenti.

Due concetti che nell’attuale mondo delle nuove imprese e startup si traducono nell’avere grandi ambizioni e pensare “globale” perché i mercati raggiungibili e servibili sono mondiali e nei concetti di flessibilità, di “pivot” ovvero nella capacità di non cristallizzarsi, di non intestardirsi ma essere capaci di cogliere le necessità di adattamento e cambiamento.

Queste erano concetti rinascimentali, oggi gli stessi ritornano predominanti nel mondo dell’innovazione esponenziale.

 

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Questo perché Sei vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, corri insieme a qualcuno”.